Cape Town Data

Il grafo musicale sudafricano

Chi ha insegnato a chi, chi ha suonato cosa e dove è successo: la musica sudafricana come un'unica mappa.

Quasi tutti i siti archiviano un musicista, una canzone e un luogo su pagine separate. Questo tiene le linee fra loro: ogni collegamento qui sotto ha una fonte, e ogni nodo porta a quello che ne sappiamo.

La mappa è nata dal nostro articolo L’albero genealogico del jazz di Città del Capo: una rete interattiva.

La rete

8 nodi sulla mappa.

Tutto e tutti sulla mappa

Gruppo

  • Brotherhood of Breath

    La big band londinese che Chris McGregor mise in piedi dopo i Blue Notes, mescolando gli esuli sudafricani con musicisti britannici come Harry Beckett e Harry Miller. Martin fa risalire le sue caratteristiche entrate sovrapposte a un arrangiamento di McGregor di un brano di Kippie Moeketsi. Incise dal 1971 e si sciolse quando McGregor si trasferì in Francia.

  • Jazz Epistles

    Il gruppo bebop formato nel 1959 da Abdullah Ibrahim, Kippie Moeketsi, Hugh Masekela, Jonas Gwangwa, Johnny Gertze e Makaya Ntshoko. Metteva insieme musicisti classificati «coloured» e africani secondo la classificazione razziale dell'apartheid, e uomini di Città del Capo e di Johannesburg, quando già solo questo era una provocazione. Il loro unico album è ricordato come il primo LP jazz di musicisti neri sudafricani.

    1950sCittà del Capo

  • Kyle Shepherd Trio

    Il trio di Kyle Shepherd con Shane Cooper al contrabbasso e Jonno Sweetman alla batteria. Prima di lui alla batteria c'era Kesivan Naidoo, e il gruppo ha inciso e girato per tutti gli anni Dieci.

    Città del Capo

  • MABUTA

    Il gruppo che Shane Cooper mise in piedi nel 2018, con Bokani Dyer, Sisonke Xonti, Robin Fassie e Reza Khota. Mescola jazz suonato dal vivo ed elettronica, e il nome è la parola giapponese per palpebra.

    2010s

  • Oswietie

    Il gruppo di Città del Capo, di formazione rock e soul più che jazz, con cui Abdullah Ibrahim lavorò per Underground in Africa nel 1974. Ci suonavano ai sassofoni Basil Coetzee e Robbie Jansen, e quelle sedute avviarono la collaborazione da cui uscì «Mannenberg» più tardi nello stesso anno.

    Città del Capo

  • Pacific Express

    Gruppo di Città del Capo nato negli anni Sessanta per iniziativa del bassista Paul Abrahams e del chitarrista Issy Ariefdien, all'inizio puntato dritto sul soul e sul funk americani. Martin lo definisce il conservatorio in cui si fece le ossa una generazione, Jonathan Butler, Basil Coetzee e Robbie Jansen compresi.

    Città del Capo

  • The Blue Notes

    Il sestetto misto che Chris McGregor costruì a Città del Capo, con Dudu Pukwana, Mongezi Feza, Nikele Moyake, Johnny Dyani e Louis Moholo-Moholo. Un gruppo di musicisti bianchi e neri non poteva lavorare legalmente in Sudafrica, così nel 1964 suonarono al festival di Antibes e rimasero in Europa. Il loro suono cambiò il jazz britannico, e solo Moholo-Moholo visse abbastanza per tornare.

    Città del Capo

  • The Genuines

    Il gruppo degli anni Ottanta guidato da Mac McKenzie, con Hilton Schilder alle tastiere e Robbie Jansen spesso in formazione, che spinse i ritmi del carnevale dentro il rock e il jazz e chiamò goema quello che ne uscì. Suonarono a comizi politici e nel 1987 registrarono con il padre di McKenzie per la Shifty Records.

    Città del Capo

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